estratto dal diario
Tutto nasce nell'estate del'94 quando Maurizio Caldura, fantastico sassofonista tragicamente scomparso alcuni anni dopo, mi invita in Sicilia, per partecipare al Festival Jazz di San Vito Lo Capo (TP). Un festival indimenticabile, messo in piedi da Dario e Valeria Peraino per onorare la memoria del fratello Roberto, giovane promessa della musica. Nonostante questa triste premessa, sono invece giorni di sole e allegria con concerti disseminati negli angoli più suggestivi dello splendido paese, dal pomeriggio fino a notte fonda: da quelli sulla spiaggia a quelli sul palco allestito alla fine del corso principale, poi nella piazza della cattedrale e per finire di nuovo con concerti e jam session in spiaggia, tra i canneti del club Helios. Un'atmosfera irripetibile con musicisti che al mattino tengono incontri e lezioni sul jazz e poi si alternano nei vari concerti della giornata, fino alle ore piccole. Il Festival si svolge sorretto da un'efficiente struttura organizzativa (www.promosud.com) che regala ai protagonisti e al pubblico due settimane di grande jazz con un programma di alta qualità, con artisti locali e internazionali. Oggi questo festival non esiste più (ahimé...), ma il ricordo di quei giorni di sole, mare e musica è ancora presente e forte e non mi lascio sfuggire occasione per ritornare a passeggiare sulla spiaggia orlata dal corallo rosa. Fu proprio durante quel Festival, in una passeggiata pomeridiana sulla spiaggia, che avvenne un incontro che segnò l'inizio di una lunga e duratura amicizia con Toti Cannistraro del Caleidoscopio Jazz Management. Era sempre la spiaggia il punto di ritrovo, dove ci si riposava passando ore di relax prima delle calde serate di jazz. Era lì che potevi incontrare tutti e fare nuove conoscenze, ad eccezione del giovane e prodigioso talento del jazz di cui tanto si parlava: il chitarrista Kurt Rosenwinkel. Lui stava chiuso in casa tutto il tempo a scrivere musica e quando decidemmo di fargli visita ci impressionò il tavolo bianco dove componeva perché era completamente invaso dai trucioli delle matite temperate e dai grigiastri cumuli di gomma pane, lasciati disordinatamente qua e là, denotando una marcata urgenza espressiva nell'atto della composizione. Poi, verso la mezzanotte Kurt se ne usciva di casa ed arrivava al clou delle jam session, portando la musica a livelli espressivi sempre più alti, suonando con gli occhi chiusi ed i suoi continui ed inconfondibili battiti di ciglia simili al movimento d'ali di una farfalla. Fu così che ci innamorammo tutti della musica di Kurt e Toti prese così a cuore questo artista, decidendo di promuovere in Italia il suo gruppo (che comprendeva il contrabbassista Ben Street con Mark Turner e Jeff Ballard) e gettando le basi del Caleidoscopio Jazz Management.


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