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Ettore Martin quartet e Les quartettes strings
Senza parole
Musicisti:
Ettore Martin (sax tenore)
Matteo Alfonso (piano)
Leonardo Rigo (bass)
Enzo Carpentieri (batteria)
Les Quartettes:
Maria Vicentini (violino)
Lorella Baldin (violin)
Grazia Colombini (viola)
Paola Zannoni (violoncello)
Il cd di Ettore Martin ripropone dieci tra i più noti brani della musica leggera italiana, evergreens per ogni ascoltatore, riletti in forma garbata ed accattivante, secondo l'uso ben noto ad intere generazioni di jazzisti. L'esordio è costituito da un'interpretazione davvero elegante de "La canzone di Marinella" dell'indimenticabile De André, impreziosito dal fluire armonioso ed intenso del sax di Martin finemente sostenuto dal piano di Matteo Alfonso, dal contrabbasso di Leonardo Rigo, dalla batteria di Enzo Carpentieri e da un quartetto d'archi ("Les quartettes") che creano, assieme, un'atmosfera di grande coinvolgimento emotivo, come in "Amore baciami"- slow tra i più amati dal grande pubblico, presentato in gradevolissima forma bop- e "Quando" di Luigi Tenco, al quale tanti jazzisti italiani hanno tributato giusto omaggio.
Attraverso l'interpretazione molto personale di "Domenica è sempre domenica" e "E penso a te" si giunge al brano forse più coinvolgente del cd, "Donna" di Gorni Kramer, in cui il timbro del tenore di Martin diviene caldamente espressivo, come nell'incipit di "Il cielo in un una stanza", ballad nella quale la ritmica presenta l'estro migliore e, seppur brevemente, Matteo Alfonso mette in luce le qualità del suo pianismo pulito ed incisivo, forse ancor più evidenti in "Estate" di Bruno Martino, titolo che da sempre si è prestato alle interpretazioni più diverse ma che i musicisti elaborano in modo assolutamente singolare, stilisticamente pregevole e gradevolmente emozionante.
Il vero e raro pregio, la semplicità, libera ed armoniosa, del quartetto riluce ancora in "Senza fine" di Gino Paoli, solo apparentemente lieve ed eterea riproposizione d'uno standard, brano in cui la purezza meditativa di Martin può, ad un attento ascolto, sorprendere fatto che di rado accade nella miriade di riletture della canzone del cantautore genovese.
L'ultimo omaggio al pop italiano degli anni Sessanta e Settanta è "Arrivederci" di Umberto Bindi, interpretato in perfetta linea estetica con il resto del cd, secondo un ordine ed una chiave di lettura coerente e raffinata, senza mai presentare intenzioni sopra le righe, "naturale", mai stridente, piacevolmente "silenziosa".
Fabrizio Ciccarelli per Jazzitalia
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